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IMPRONTE DIGITALI
Venerdì 13 Ottobre 2006, ore 17: non poteva esserci data e ora migliore per l’inaugurazione della mostra “Impronte Digitali” ad Orta San Giulio, all’interno del Premio Piemonte Grinzane Noir, un festival dedicato al giallo dove scrittori, giornalisti e personaggi della cronaca si incontrano per affrontare alcuni aspetti di questo affascinante genere letterario. La mostra nasce da una riflessione di Giuseppe Biselli sul mondo della fotografia e sulla sua evoluzione dall’analogico al digitale: ”Quando ho iniziato ad occuparmi di fotografia non dico che c’erano i dagherrotipi, ma quasi. Negli ultimi dieci anni ha visto passare la
quasi totalità dei fotografi al digitale, e ho dovuto io stesso imparare a familiarizzare con i “raw”, ovvero l’immagine come viene registrata dal sensore della fotocamera digitale. Le immagini che scarichiamo dalla macchina fotografica digitale vengono manipolate, archiviate nella memoria del computer; “jpg”, “eps”, “pdf”o “tif” sono le estensioni dei nomi dati alle immagini compresse; nomi divenuti d’uso comune che paiono persino esserci divenuti familiari” Da questa riflessione di ordine “tecnico” nasce la
rielaborazione del pensiero che porta a trasformare il mondo del digitale in opera d’arte. Come? Creando storie dove i protagonisti sono proprio loro, i “raw”, che diventano veri e propri “amici ditali”, uomini e donne che si confrontano col mondo, immagazzinando immagini sotto forma di dati. Così Raf e Nef potrebbero essere “tipacci” implicati in loschi affari, incontrarsi, interagire, scontrarsi. Olf E Crow potrebbero trovarsi coinvolti anche loro, Kelvin (gradi con cui si misura la temperatura colore) potrebbe essere un giudice severo e Gitzo e Manfrotto (cavalletti e treppiedi) i ricettatori ai quali rivolgersi per
smerciare la refurtiva. A raccontare le storie degli “amici ditali” ci pensano gli scrittori Nicola Fantini e Laura Pariani, mentre è dell’artista Daniele Righi Ricco il compito di dar loro un volto, creando figure pallide, dagli occhi lenti, “zoomabili” e dalle memorie fatte di Gigabytes. Impronte Digitali nasce da un Pensiero, si trasforma in un Progetto e si concretizza in una rielaborazione della realtà che restituisce dignità alle immagini più violente del quotidiano, ripulendole degli aspetti morbosi e tirandone fuori il cuore luminoso, l’essenza stessa della vita. La mostra raccoglie vasti consensi di pubblico e di critica, tanto da essere riproposta, nel gennaio del 2007 a Gangi (Palermo), con il patrocinio del Comune di Gangi, della Regione Siciliana e dell’Ente Parco Delle Madonie. L’idea originaria rimane intatta, mentre a cambiare sono i “narratori” delle storie. L’artista Giuseppe Veneziano espone il dipinto “Deposizione”, un acrilico su tela che raffigura Carlo Giuliani un attimo dopo la sua morte, canottiera bianca, volto coperto dal passamontagna, un rivolo di sangue rosso rubino sull’asfalto scuro. Il dipinto di Veneziano, esposto a Gangi, è indiscutibilmente la sua impronta digitale. Come Raf o Olf, indica un percorso preciso e ci dice tutto sulle intenzioni dell’autore: usare una tecnica che non lasci spazio a fraintendimenti, giochi o doppi sensi, e mettere in primo piano la cronaca. Non la politica, ma la cronaca, la potenza dell’immagine. Il giudizio è sospeso nelle opere
di Veneziano, perché le impronte digitali non devono giudicare, ma indicare una via, fornire una chiave di comprensione dei fatti. Gli altri protagonisti di “Impronte Digitali. Scena del crimine numero due” sono Franco Lannino, fotoreporter di grande esperienza che espone alcune immagini raccolte sulle numerose scene del crimine, e lo scrittore Ignazio Rasi, chiamato a far rivivere il “Mondo Raw” con una storia costellata di omicidi, traffici loschi e locali malfamati.



