Chi era Massimo Tramonte

Massimo TramontePrendi la macchina fotografica e scatti: ladri, divise, vittime, assassini, droga, armi, prostituzione, sangue, morte, vita, risate, bambini, vecchi, piccioni, urla, silenzi, paura. Detto così è un po’ difficile da capire, ma ha una poetica tutta sua, la cronaca nera, soprattutto quella locale, quei quattro fogli nascosti dai roboanti titoli del nazionale. Molti quando intraprendono questa professione non sanno neanche di che si tratta: scoprirlo, appassionarsi o fuggire richiede tempo, sceglierla con cognizione di causa è rarissimo. Massimo Tramonte nasce nel 1971 a Roma, tra i marciapiedi dissestati di viale Marconi, le macchine in doppia fila, le vetrine dei negozi d’abbigliamento accalcate una sull’altra, sfavillanti, inavvicinabili «Ci facevano rabbia tutte quelle vetrine proprio sotto casa nostra, sembravano una presa in giro».
La finestra della sua cameretta affaccia su una stradina impervia, teatro di uno degli ultimi scontri tra Polizia e Brigate Rosse, epilogo dell’assalto ad un furgone portavalori. Nel 1993 sta frequentando un corso di fotografia presso la regione quando esplode la bomba di via Fauro, l'insegnante chiede se qualcuno della classe vuole andare sul posto a vedere come lavorano i fotoreporters, Tramonte corre in strada con la macchina in pugno,quando arriva davanti alle transenne ha già scelto:non sarà un passante, un curioso, la sua vita è oltre quella linea di demarcazione che separa il resto della strada dalla notizia. Cresciuto calpestando l’asfalto di questa città contraddittoria e faticosa, avvolta da una luce unica, avendone assorbito l’umanità e il dolore, ci restituirà, scatto dopo scatto, in un racconto semplice e fedele la sua storia quotidiana,fatta di milioni di attimi che i suoi occhi e il suo istinto hanno saputo cogliere.
A questo mestiere duro e mal pagato, faticoso ed a volte frustrante, Massimo ha dedicato con passione e dignità la sua brevissima vita nutrendosi di quelle ondate di euforia che sono la benzina del reporter. Negli anni che lo hanno visto crescere attraverso esperienze con agenzie e quotidiani non ha mai perso l'impulsività , la sensibilità ed il cuore del"ragazzo difficile" brillante ,veloce, elettrico, profondamente umano.
«Io sono un fotografo, non riesco ad occuparmi d’altro, non sono un commerciante, né un imprenditore, né un operaio, solo un fotografo, non voglio contare i soldi, voglio vedere le mie foto in giro per il mondo».
Massimo Tramonte muore a Roma in un incidente stradale la notte del 4 luglio 2002.

Cecilia Fabiano


FOTOGRAFO DEL “TEMPO” MUORE SU A12.
Suo lo scatto dell’occhiolino al processo Marta Russo.
"Un fotografo del quotidiano “Il Tempo”, Massimo Tramonte, di 33 anni, è morto in un incidente stradale avvenuto la scorsa notte sull’A12. L'improvviso scoppio del pneumatico posteriore ha fatto sbandare la moto su cui viaggiava”.

Poche parole, una “strisciata” dell’Ansa, il titolo che ricorda uno scoop, uno dei tanti di Massimo, quando ancora era free-lance, un forzato della notizia come tanti, in giro con la moto e la reflex alla ricerca dell’attimo, del volto, qualche volta di un sorriso. L’ha tradito il suo cavallo, il mezzo che gli consentiva di essere ovunque, nel posto giusto al momento giusto. Uno scatto e via, verso il giornale, la vita di ogni giorno e quella passionaccia che non ha orari, amici, una casa quieta. Un poeta del quotidiano, che costruiva ora per ora il suo diario minimo, di immagini crude, a volte feroci e spietate, come sa essere la realtà del nostro mondo fatto di velocità ignota, di assoluta, anonima fretta. Chi costruisce un racconto attraverso la fotografia sa di non avere tempo, l’immagine va inseguita e catturata ancor prima che si manifesti, quando è tutta intera nella nostra mente e sappiamo che uscirà nitida, dall’altra parte dell’obbiettivo. Massimo Tramonte custodiva questo segreto, che gli amici hanno divulgato attraverso le immagini di “Asfalto”, la bella mostra in sua memoria organizzata al Vittoriano di Roma nell’agosto del 2004.

Il lavoro del fotoreporter

Una diretta prosecuzione di quell’evento vuol essere il “Primo Concorso nazionale di Fotografia Premio Massimo Tramonte”, pensato e voluto da Giuseppe Biselli (direttore del settimanale“Cronaca Vera” dal 1996 e presidente dell’associazione culturale “ilbox– motore per l’arte”), rivolto a tutti i reporter di cronaca e più in generale a chi opera con la fotografia professionale. Gli sviluppi della tecnologia hanno portato, infatti, una vera e propria rivoluzione nel modo di gestire l’immagine, velocizzandone i tempi di consegna attraverso meccanismi di comunicazione sempre più rapidi. L’immagine oggi si può vedere in tempo reale, all’altro capo del pianeta, pochi minuti dopo lo scatto. Cambiano le modalità di sintesi, non cambia la mente all’altro capo del filo, il professionista in grado di svolgere al meglio il proprio mestiere, con l’istinto del predatore che nessuna tecnologia sarà mai in grado di sostituire. Il nostro premio, aperto con un concorso ai professionisti di tutta Italia, vuole essere un punto di incontro per chi ancora crede nella forza dell’immagine, nel suo muto potere di convincimento, e combatte l’invasione di “belle orribili fotografie” profetizzata dal grande Henry Cartier-Bresson, maestro di tutti i fotoreporter del mondo. Una “Perpignan” in sedicesimo, ma con gli stessi intenti qualitativi e la stessa voglia di presentare nuovi talenti accanto ai maestri affermati, di organizzare mostre e seminari, workshop di alto livello, nel ricordo di chi con fierezza creava ogni giorno piccoli capolavori.

Mario Chiodetti

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